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La Grande Guerra nel Canale di Brenta

 Il confine fra Regno d’Italia e Impero d’Austria, dal 1866 al maggio del 1915, è situato presso località Martincelli, a pochi chilometri da Primolano. Allo scoppio del conflitto l’esercito imperiale si ritira sulle posizioni fortificate e più difendibili ad est di Levico. Gli italiani occupano facilmente Borgo e tutta la Bassa Valsugana, fino a Novaledo. Il fronte, quindi, si sposta molto lontano dal Canale di Brenta e le fortificazioni erette per la sua difesa non giocano alcun ruolo rilevante. Per due anni e mezzo il Canale sarà zona di retrovia, importante corridoio logistico, ma estraneo alle operazioni di guerra. Soltanto nel novembre del 1917, dopo la catastrofe di Caporetto, viene direttamente coinvolto. Il ripiegamento dell’esercito italiano sul Grappa e sul Piave obbliga l’abbandono della Valsugana. La nuova linea di resistenza si stabilizza, nel mese di dicembre, in corrispondenza dello “sbarramento” di Grottella, fra i piccoli centri di Rivalta e di San Marino. La popolazione del Canale viene evacuata e i paesi sono occupati dalle unità degli eserciti in lotta. La prima linea italiana ha un andamento assai sfavorevole. Dalle Rocce Anzini, sul costone occidentale del Massiccio del Grappa, scende allo sbarramento di fondovalle della Grottella, attraversa il Brenta e da Giara Modon sale al Col Carpenedi. Da qui corre alla base delle muraglie rocciose del Sasso Rosso, del Cornon e del San Francesco, fino allo sbarramento della Val Frenzela. Le unità austro – ungariche occupano le creste sommitali. Si viene a creare, quindi, una specie di “fronte verticale” caratteristico della guerra sulle Dolomiti. E della guerra dolomitica, la guerra nel Canale di Brenta ha tutte le caratteristiche. Una guerra di colpi di mano, di azioni condotte da piccole unità, in cui l’estrema asperità del terreno non consente grandi manovre.      

Nella nuova linea del fronte, stabilizzatasi dopo il ripiegamento del novembre del 1917, il Canale di Brenta costituisce un settore di grande vulnerabilità. Le forze imperiali, superando le sue difese, possono raggiungere la pianura e avvolgere alle spalle il grosso dell’esercito italiano schierato sul Grappa e sul Piave. Per evitare questa eventualità, fra gli ultimi mesi del ’17 e l’autunno del ’18, vengono apprestate grandiose opere difensive. Ben sette linee principali, scaglionate in profondità lungo tutto il Canale, collegano altrettanti sbarramenti di fondovalle con i capisaldi sulle alture ai fianchi. Le linee possono essere così schematizzate.

Il poderoso sistema difensivo italiano viene messo alla prova con l’ultima e disperata offensiva austro – ungarica, nel giugno del 1918. Il settore è difeso dal XX corpo d’armata, con due divisioni in linea e una in riserva, e da una cospicua massa di artiglierie. Dopo alcune ore di bombardamento preliminare, nella mattinata del 15 giugno le fanterie passano all’attacco. Uno dei maggiori successi è colto proprio sul Grappa, nella zona dei Colli Alti, sul fianco destro dello schieramento a difesa del Canale. Gli ungheresi, travolto il Col del Miglio, avanzano per qualche chilometro, fino a occupare il Col Moschin. Per evitare un avvolgimento alle spalle, le truppe a presidio dello sbarramento di Grottella arretrano sulla linea di San Gaetano. Verso sera, nel settore dei Colli Alti, la situazione migliora. Il giorno dopo viene ripreso il Col Moschin e, successivamente, anche il Col del Miglio. Nel Canale, perciò, non sono necessari ulteriori ripiegamenti. Nei mesi estivi, anzi, una serie di piccole azioni permette la rioccupazione dello sbarramento di Grottella.

Verso la fine del 1918 la situazione dell’esercito imperiale è gravissima. Al crollo dell’economia interna, seguita dalla crisi degli approvvigionamenti al fronte, si sommano gli effetti della disgregazione politica dell’Austria – Ungheria. L’ultima battaglia, l’offensiva italiana del 24 ottobre, si risolve con il collasso dell’esercito avversario. I reggimenti ungheresi, schierati di fronte allo sbarramento di Grottella, nella notte sul 30 ottobre abbandonano il fronte. L’Italia ha vinto la guerra. Ma a che prezzo…. Le contrade del Canale sono distrutte. Migliaia di proiettili inesplosi sono disseminati nel territorio. Per i profughi e i congedati che ritornano si profila un futuro di disoccupazione. Il terreno sul quale cresceranno i frutti avvelenati del dopoguerra è preparato…

La prima linea italiana (in rosso) e austriaca (in azzurro) [1024x768].jpg

La prima linea italiana (in rosso) e austriaca (in azzurro)

Le azioni belliche fra giugno e settembre 1918 [1024x768].jpg

Le azioni belliche fra giugno e settembre 1918

Le linee di sbarramento italiane nel Canale [1024x768].jpg

Le linee di sbarramento italiane nel Canale

Testi tratti dalla Mostra IL  COVOLO  DI  BUTISTONE E  ALTRI  SISTEMI  DIFENSIVI  DELLA VAL  BRENTA,MOSTRA  CURATA  DAL  GRUPPO  GROTTE  GIARA  MODON CON IL CONTRIBUTO DEL CENTRO SERVIZI PER IL VOLONTARIATO DELLA PROVINCIA DI  VICENZA DEL BACINO IMBRIFERO MONTANO DELLA FEDERAZIONE SPELEOLOGICA VENETA.

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